IRENE PASINA - Il manoscritto di
Mechanization takes Command viene completato nel
1945, ma pubblicato per la prima volta nel 1948.
Il lavoro di raccolta e di preparazione dei materiali
che esso contiene è stato portato avanti
in diverse fasi: la prima tra il 1929 e il 1938,
periodo in cui Siegfried Giedion progettava di scrivere
un libro dal titolo Konstruktion und Chaos e lavorava
tra Parigi, Londra e la Svizzera frequentando assiduamente
le loro diverse biblioteche. La seconda fase inizia
dopo l’interruzione dovuta allo scoppio della
Seconda Guerra Mondiale, quando egli riprende in
mano i materiali raccolti rielaborandoli e riorganizzandoli,
grazie anche alle lezioni tenute alla University
of Yale durante lunghi e frequenti viaggi in America.
Nell’intervallo tra questi due periodi viene
pubblicato il primo capolavoro dell’autore,
Space, Time and Architecture, una delle opere fondamentali
per la storia e la critica dell’architettura
del XX secolo.
I due testi sono strettamente connessi l’uno
all’altro. Mechanization takes Command si
pone in continuità rispetto a uno dei problemi
affrontati da Giedion in Space, Time and Architecture,
ossia la dicotomia tra la capacità razionale
dell’uomo, la ratio, e il suo istinto, la
capacità di immaginare e creare, che derivano
dalla natura. Nella breve introduzione al libro,
intitolata Meccanizzazione, e nel paragrafo Prospettiva,
Giedion indica le linee guida dell’opera.
La meccanizzazione è un aspetto determinante
nella vita dell’uomo contemporaneo e l’attenzione
nel libro si concentra sugli effetti che questa
ha sugli istinti e il comportamento umani, sulla
possibilità di conciliare ragione e natura.
«Le domande che ci poniamo sono ancorate all’uomo.
Non basta constatare semplicemente l’influsso
della meccanizzazione» ma è necessario
«prendere in considerazione influssi psichici
che, sovente, influiscono sul decorso in modo decisivo.
Nella storia e nell’esempio della meccanizzazione,
l’arte rappresenta il fattore psichico»
.
Giedion ha ricreato un panorama di immagini e riferimenti
legati al mondo dell’arte delle Avanguardie
che lo aiutano a chiarire i suoi ragionamenti sul
movimento, la forza che si pone come elemento di
connessione tra uomo e macchina: gli esperimenti
fotografici di XXX Muybridge e l’opera di
Marcel Duchamp, il lavoro di Paul Klee e la Scomposizione
Cubista, la tecnica di accostamento di immagini
di Max Ernst, ripresa anche come metodo di raccolta
e presentazione di alcuni esempi nel libro. L’Arte,
come forza che nasce nell’intimo dell’uomo,
è in grado di aiutarci nell’interpretazione
della Tecnica e della Scienza quando si distacca
dalla classificazione in Stili e tenta di creare
nuove forme di espressione. Questa scelta si rispecchia
nella volontà di compilare una storia anonima
degli oggetti, anche se appare un po’ strano,
come sottolinea Sokratis Georgiadis, il tentativo
di rendere la storia neutra e sconosciuta in un’epoca
in cui prevalgono la soggettività e l’individualismo,
dove i progetti iniziano ad essere legati indissolubilmente
ai loro artefici .
Il rapporto con la storia è uno dei nodi
principali sui quali è costruito tutto l’impianto
del testo. Scrive l’autore nell’introduzione:
La storia è uno specchio magico: chi vi
guarda dentro, vi scorge la propria immagine in
forma di avvenimenti e di sviluppi. Essa non si
arresta mai. È in continuo movimento, come
le generazioni che la osservano. Non è mai
possibile coglierla nel suo complesso. Si rivelano
a noi soltanto frammenti in rapporto al punto di
vista del momento. […] Lo storico ha a sua
disposizione un materiale non durevole: l’uomo.
[…] Se noi consideriamo la storia come comprensione
di un incessante svolgersi di avvenimenti mutevoli,
essa può venir accostata ad un fatto biologico.
[…] La storia anonima è molto stratificata
.
L’interesse di Giedion non è rivolto
solo ai fatti e agli avvenimenti storici, ma anche
al risvolto politico, economico, sociale e antropologico
che essi hanno avuto nella loro epoca. Una visione
ampia, critica e consapevole, che ripone una centralità
non secondaria nell’uomo e nelle sue azioni.
Lo studio della storia anonima, quella quotidiana,
fatta di piccole azioni e con oggetti semplici,
diventa l’approccio prioritario, perché
è quella che permette all’uomo di rimanere
in contatto con la Storia nel suo insieme, di avere
un orizzonte più ampio per poter osservare
e giudicare gli avvenimenti, le innovazioni tecniche,
le scoperte scientifiche. «La retrospettiva
storica non è mai usata come sfondo di una
euforia del progresso, bensì come metro di
misura, come scala» .
Il libro raccoglie una serie di prodotti legati
al mondo dell’ingegneria, dello sviluppo di
nuovi materiali e di nuove tecniche di produzione,
tutti ambiti in cui la precisione di calcolo e di
progetto permettono uno studio oggettivo del prodotto.
L’analisi di Giedion sulla meccanizzazione
ripropone le grandi trasformazioni che hanno contribuito
al progresso tecnico-scientifico, iniziando dal
semplice meccanismo del lucchetto Yale. Supportato
dall’ampio apparato iconografico, l’autore
inizialmente affronta l’evoluzione tecnologica
dei macchinari che hanno a che fare con l’elemento
organico ma hanno un contatto indiretto con l’uomo
(Parte Terza e Parte Quarta): studia prima il settore
agricolo, poi passa all’industria alimentare,
analizzando lo sviluppo della catena di produzione
di pane e biscotti, e delle filiere per l’allevamento
e la macellazione. Nella seconda metà del
libro (Parte Quinta, Parte Sesta e Parte Settima)
il progresso tecnologico è rapportato direttamente
all’uomo: inizia dai mezzi di trasporto per
poi passare alla meccanizzazione all’interno
dell’abitazione privata (letti, sedute, cucine
e bagni). Tutti oggetti che aiutano l’uomo
nella sua quotidianità e che sono diventati
col tempo indispensabili. La storia di questi oggetti
aiuta nella comprensione degli avvenimenti umani
di ogni epoca.
I mobili rientrano nel numero di quegli utensili
prodotti dall’uomo e intimamente legati alla
sua esistenza. Con essi l’uomo vive giorno
e notte. Sono in stretto rapporto con le ore di
lavoro e di riposo. Sono testimoni della sua vita
intima, della sua nascita e della sua morte.
Le descrizioni sono minuziose, la narrazione incalzante,
il filo del pensiero critico si srotola e accompagna
il lettore passo per passo, nel tentativo di rendere
il più chiaro possibile ogni ragionamento.
Gottfried Korff, che ha analizzato questa opera,
l’ha messa a confronto con le expositions
industrielles e universelles che hanno segnato la
fine del XIX secolo e l’inizio del XX secolo,
definendola «il catalogo di una “esposizione
immaginaria”, come il catalogo di un direttore
di un museo senza collezioni e senza un grande budget»
. In effetti, l’impostazione data al testo
rispecchia le riflessioni di Giedion sul significato
di “esposizione” sviluppate in seguito
alle sue molteplici collaborazioni come curatore
di mostre: un’esposizione deve essere interessante
e avvincente nei temi offerti, audace e ricca di
fantasia nella sua configurazione; deve dare un
rilievo particolare alle questioni antropologiche
e ai risvolti sociali; deve guardare al passato
e alla storia per presentare le soluzioni attuali.
Il punto di partenza di un progetto espositivo è
l’uomo. Tutte caratteristiche che contraddistinguono
Mechanization takes Command.
E infatti la questione fondamentale rimane sempre
l’uomo e la contrapposizione tra ragione e
natura. La meccanizzazione in sé è
forza cieca, priva in se stessa di orientamento
e senza segno positivo o negativo. Come per le forze
della natura tutto dipende da come l’uomo
la utilizza e da come se ne difende. Che l’uomo
abbai creato la meccanizzazione traendola dalla
propria interiorità, ne aumenta la pericolosità
perché essa agisce dall’intimo in modo
più incontrollato che le forze della natura,
agisce cioè sui sensi e sulla struttura spirituale
del suo inventore .
Dopo gli avvenimenti della Seconda Guerra Mondiale,
la visione positiva del pensiero razionale e l’entusiasmo
per il progresso da essa generato crollano, lasciando
l’uomo confuso e smarrito. Nel testo tenta
varie volte di mettere in luce l’aspetto grottesco
di questa situazione, considerando che il costante
sviluppo dell’efficienza nell’industria
ha prodotto un impoverimento dell’essenza
delle cose:
La meccanizzazione della cucina procede di pari
passo con la meccanizzazione degli alimenti. E quanto
più viene meccanizzata la cucina, quanto
più s’inventano mezzi per risparmiare
lavoro nel governo della casa, tanto più
cresce l’esigenza di ricevere possibilmente
cibi già preparati. E questo porta sempre
più ad una sensibile standardizzazione nel
gusto .
In alcuni casi le sue riflessioni sembrano addirittura
premonizioni della condizione di conflitto tra Progresso
ed Etica in cui ci troviamo attualmente. La capacità
di osservazione e di intuizione dell’autore
lo ha portato a scrivere un testo ancora straordinariamente
valido nella sostanza, sebbene gli esempi proposti
siano ormai datati. L’uomo, che per natura
non è portato alla meccanizzazione e all’automazione,
ne è così influenzato che ha modificato
molti suoi comportamenti e rischia di perdere le
sue caratteristiche di unicità e la capacità
di essere indipendente dalle macchine. Il suggerimento
per non soccombere è mantenersi in equilibrio
utilizzando senso critico e coscienza etica, perché
«gli individui dotati di ingegno hanno forse
particolari possibilità, ma la massa normale
non sfugge alla automatizzazione» .
NOTA SULL'AUTORE
Sigfried Giedion nasce a Praga nel 1888, figlio
di genitori svizzeri.
Studia a Vienna dove si laurea in Ingegneria meccanica
nel 1913. Dopo la Prima Guerra Mondiale si trasferisce
a Monaco per studiare Storia dell’Arte e,
sotto la guida di Heinrich Wolfflin, nel 1922 pubblica
la sua tesi di dottorato dal titolo Spätbarocker
und romantischer Klassizismus. Insieme a Walter
Gropius e Le Corbusier è stato promotore
dei CIAM, dei quali è stato il Segretario
Generale fino al 1956.
Dal 1938 inizia una serie di viaggi negli Stati
Uniti per tenere alcune lezioni alla Harvard University
(1938) e alla Yale University (1941-1945). Nel 1945
torna a Zurigo dove, dal 1948 al 1958, insegna alla
Eidgenossische Technische Hochschule (ETH) come
Privatdozent (lettore esterno) mentre tra il 1955
fino ai primi del 1960 tiene regolarmente dei seminari
alla Graduate School of Design di Harvard.
Muore a Zurigo nel 1968.
BIBLIOGRAFIA
Per una bibliografia completa di tutti i saggi,
le monografie, le prefazioni e gli articoli scritti
da Siegfried Giedion si rimanda alla bibliografia
curata da Laura Bica, Siegfried Giedion. Scritti
di Architettura 1928-1968, Flaccovio, Palermo 2000.
Qui di seguito vengono riportati i testi principali
di Giedion.
GIEDION, Sigfried, Spätbarocker und romantischer
Klassizismus, F. Brückmann, München 1922.
GIEDION, Sigfried, Bauen in Frankreich Eisen Eisenbeton,
Klinkardt & Biermann, Leipzig-Berlin 1928.
GIEDION, Sigfried, Walter Gropius, Crès,
Paris 1931, trad. it. Walter Gropius, l'uomo e l'opera,
Edizioni di comunità, Milano 1954.
GIEDION, Sigfried, Space, Time and Architecture.
The Growth of a new tradition, Harvard University
Press, Cambridge (Mass.) 1941, trad. it. Spazio
tempo e architettura, lo sviluppo di una nuova tradizione,
Hoepli, Milano 1954.
GIEDION, Sigfried, CIAM – Congres Internationaux
d’Architecture Moderne. A decade of new architecture,
Girberger, Zurich 1951.
GIEDION, Sigfried, The architecture you and me,
Harvard University Press, Cambridge (Mass.) 1958,
trad. it. Breviario di Architettura, Garzanti, Milano
1958.
GIEDION, Sigfried, The eternal present: a contribution
on constancy and change. The Beginnings of Architecture,
2 voll., Oxford University Press, London 1962-64,
trad. it. L'eterno presente: uno studio sulla costanza
e il mutamento. Le origini dell'arte, Feltrinelli,
Milano 1969, 2 voll.
GIEDION, Sigfried, Architektur und das Phänomen
Wandels. Die drei Raumkonzeptionem in der Architektur,
Wasmuth, Tübingen 1969, trad. it. Architettura
e il fenomeno del cambiamento. Periodi di transizione,
Flaccovio, Palermo 1998.